A Marina Picataggi il titolo di “Rural Chef” di Maria Cascio

Mario Liberto con Marina Picataggi
Mario Liberto con Marina Picataggi

La cucina contadina è fatta di piatti e ricette che caratterizzano la tradizione alimentare delle nostre campagne, in armonia con la parsimonia e la fantasia delle donne rurali. Cucina povera che non ha avuto una codifica sistemica con ricette, e spesso si ritrova elaborata da qualche valente cuoco che non demorde dai propri “codici alimentari”. Una cucina che da secoli si tramanda solo esclusivamente attraverso la tradizione orale tra madre e figlia e non in maniera ricorrente tra suocera e nuora, e solo di recente, è stata codificata con ricette e ingredienti. Comunque sia, la cucina contadina o rurale, con le sue regole elementari, con l’uso di alimenti locali a chilometri zero, spesso prodotti nella medesima azienda, cucinati con amore, ha promosso una cultura gastronomica d’eccellenza che per le sue più intime qualità e caratteristiche è stata battezzata come “cucina territoriale” punto di forza del nuovo segmento turistico enogastronomico. Piatti perfetti, equilibrati nei sapori, realizzati senza fretta, pieni di profumi, sempre nella loro semplicità ed essenzialità, pietanze che si fregiano di essere ambasciatori delle aree rurali. Piatti che possono essere gustati nelle migliaia di aziende agrituristiche sparse su tutto il territorio nazionale, oppure ospiti privilegiati di qualche famiglia contadina disposta a servire un pranzo con l’arte e l’alchimia di un tempo passato. Protagonista di questa nuova consapevolezza del cibo è Mariana Picataggi, cuoca dell’azienda agrituristica “Casale di Riena” in territorio di Castronovo di Sicilia, la quale, intelligentemente, ha fatto un tuffo nel passato andando a riscoprire le ricette della mamma Maria Pizzo, una distinta signora che per circa quarant’anni ha svolto il ruolo di fornaia nel paese di Prizzi, e che non disdegnava di preparare catering per varie occasioni: sposalizi, prima comunione, cresime, ecc. Mariana di questo modo di cucinare ha appreso tutto, dalle tradizionali ‘ngirate, fagottini di pane ripiene di verdure e salsicce, all’indimenticabile pasta a forno con uovo, formaggio, tritato e la impareggiabili anelletti. Nel menu rientrano anche le verdure selvatiche vero vanto di una cucina parsimoniosa e intelligente che la nuova frontiera del cibo chiama fitoalimurgia. La storia di Marina è molto curiosa e si può racchiudere da semplice ausiliare del traffico del comune di Prizzi a cuoca dell’agriturismo “Casale di Riena”. Il tutto avviene attraverso il matrimonio conseguito con Alessandro Scramuzza titolare dell’azienda. E’ bastata la presenza di Marina per ridare fiato ed energia all’intero Casale. Marina, sotto la guida sapiente di mamma Maria, sta ripercorrendo tutto una cultura alimentare del cibo riproponendo piatti alquanto sapientissimi: riscopre le lumache, i meravigliosi brusciuluni di cotenna a sugo, polpette di pane, broccoletti a pastetta, ecc. insomma, riabilita un territorio che aveva perso la propria identità alimentare. Ad apprezzare questa nuova visione della cucina del Casale, oltre gli innumerevoli ospiti, che settimanalmente frequentano il Casale di Riena, è stata l’Accademia Internazionale per la Formazione di Maestri Sommelier Enogastronomi Esperti Degustatori e per la Promozione della Cultura Enogastronomica e dell’Analisi Sensoriale degli Alimenti “Epulae” che ha voluto fortemente insignire il titolo di Rural Chef a Marina Picataggi. “La cucina è come un viaggio lo si può fare in avanti oppure andando a ritroso nel passato, Marina è tornata nel passato per riscoprire il senso vero del cibo e riproporlo all’ignaro smemorato ospite ubriacato dalle proposte alimentari della globalizzazione che ha perso identità e originalità dei propri luoghi” con questa premessa  il presidente regionale dell’Accademia il giornalista e scrittore Mario Liberto ha consegnato l’ambito riconoscimento alla nostra Rural Chef. Per Liberto, ”L’agriturismo è servito anche per riportare le donne in campagna con il risultato d’avere migliorato la qualità, il gusto e l’accoglienza, fenomeno che ha interessato tutte le aziende d’Italia. Nell’ambito della multifunzionalità un riconoscimento va dato alla donna della famiglia contadina, lo dice bene Franco Poggianti: “È lei che, di fatto, ha inventato il primo embrione dell’industria alimentare: panificatrice, confezionatrice di conserve, di marmellate, è lei che badava a preparare sott’oli e sottaceti. A essiccare e mettere sotto sale i pomodori, a far seccare legumi (fagioli, ceci e fave), frutta (fichi, prugne ecc.), funghi. A tramutare il prodotto primario della terra in una merce che si poteva trasformare per consumarla in un secondo tempo, per scambiarla con altre merci. In sostanza, per dirla col linguaggio di oggi, chiudeva la filiera. E alla donna era poi affidata, tradizionalmente, anche l’ospitalità”.  “A fianco di un grande uomo c’è sempre una grande donna” frase la cui origine qualcuno l’attribuisce alla nota scrittrice Virginia Woolf, altri la ritengono ben più antica, risalente all’epoca dei latini, poiché un loro proverbio diceva: “Dotata animi mulier virum regit”, cioè “Una donna provvista di coraggio (di spirito) sostiene e consiglia il marito”, al di là di tutto, questa frase pare veramente calzante nel caso del signore del Casale Alessandro Scramuzza e di sua moglie Marina. Persone amabili, intelligenti, pieni di premure e cortesie con un sorriso sereno e pieno di affetto e simpatia, che insieme alla cucina di donna Marina invitano a trascorrere qualche giornata a contatto con il paesaggio e l’antica cultura sicana.

 

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